E’ terremoto negli Stati Uniti per quanto riguarda il settore dei droni. Da qualche giorno negli store DJI sono sparite le scorte di (quasi) tutti i prodotti dal suo store statunitense. E sono tutti droni.
A rendere ancora più significativa la mossa della casa cinese spunta fuori, ma negli store europei, un documento sulla sicurezza e sulla trasparenza circa il trattamento dei dati con cui DJI opererebbe nel settore, senza però rispondere in chat ad alcuna domanda in merito.

Nessuna versione ufficiale, da parte delle azienda cinesi, sulle motivazioni di quanto accaduto. Ufficialmente potrebbe sembrare una semplice carenza di scorte in magazzino. In realtà, invece, sembra essere un vero e proprio avvertimento confermato dal fatto che i prodotti bloccati risultano essere tutti droni. Tutti gli altri prodotti DJI risultano regolarmente disponibili. Qualcuno addirittura in promozione!
Nessuna “ritorsione” sulle videocamere, sui gimbal, sui microfoni, sugli stabilizzatori video etc.
Allora perché tutti i droni risultano esauriti, anche (cosa davvero strana) quelli appena lanciati sul mercato?
Nel panico gli utenti americani che si sono visti, in breve tempo, applicati anche il blocco di altre aziende cinesi, prima fra tutte Holybro (azienda cinese produttrice della prestigiosa linea di Flight Controller Kakute).
Per DJI gli USA paese ostile a fare affari
Da voci non ufficiali DJI avrebbe classificato gli Stati Uniti come paese ostile a fare affari nel settore droni.
E’ da qualche settimana che, a causa delle incerte politiche dei dazi del governo Trump, accadevano continue rappresaglie sui prodotti DJI, sia in entrata che in uscita dalle dogane. Parecchi utenti, costretti ad interventi di manutenzione o riparazione, si sono visti il loro drone di ritorno dall’assistenza bloccato, sequestrato o sbloccato dietro pagamento di fatture assurde e del tutto ingiustificate, addirittura su droni riparati in garanzia (fatture di oltre 1.000 dollari per droni coperti da Care Refresh).
E così, dopo l’ennesima settimana di continue lamentele da parte di utenti infuriati, DJI ha deciso il male minore.
Lo scenario americano
Ad oggi gli utenti che vogliono acquistare negli Stati Uniti un drone DJI (che, ricordiamo, non sono solamente droni per amatori, ma anche e soprattutto per professionisti in settori come cinema, fotografia aerea, agricoltura, fotogrammetria etc.) si vede costretto a rivolgersi a venditori locali. E siccome tutto passa dallo store DJI, ben presto anche i rivenditori si troveranno senza scorte, con inevitabile innalzamento dei prezzi e ritardi nelle consegne degli ordini. E infine, parecchie aziende che avevano già bloccato le esportazioni per gli Stati Uniti qualche mese fa a causa dell’inconsistenza dei parametri che regolano i dazi, e che comunque erano coperte da scorte di magazzino registrano il loro effetti solo ora nei vari store.
I prodotti importati vengono trasportati su nave ed impiegano dai due ai tre mesi per raggiungere il venditore finale. Il continuo oscillare dei prezzi rende impossibile determinare quanto costerà il prodotti a scaffale dopo tutto questo tempo e ciò rende tutto molto macchinoso (per non dire rischioso) per le aziende che esportano prodotti negli Stati Uniti.

E il mondo fpv?
Tutto questo preoccupa anche il mondo fpv.
Non sono “out of stock” solamente i Mavic e i droni commerciali ma anche una lunga lista di accessori come le unità video (le O4 Air Unit lite e Pro), i visori (N3, Goggles 3) tutti gli add-on annessi.
In tutto questo c’è chi crede di fare profitto: HDZERO e Caddx per esempio. Ma la cosa, che diverrebbe per gli americani chiaramente un ripiego, già sembra non piacere a nessuno. Ciò che destabilizza gravemente il settore non è tanto il blocco in sé ma il fatto che, non essendoci delle motivazioni ufficiali scritte, nessuno ha idea su quanto tempo durerà questa situazione. E questo destabilizza il mercato.
E poi.. in che modo saranno coinvolti (se lo saranno) i mercati europei ?